mercoledì 29 agosto 2007

Arrivederci, mare


Era perfetto oggi, in spiaggia. Caldo alle prime ore del pomeriggio, fresco alle ultime. Nessun vento. Dove mare e terra si baciavano, si sentiva solo un lieve fruscio di risacca. Poche piccole onde increspavano la superficie dell'acqua, come brividi su una schiena. E io stavo sdraiato sotto l'occhio di fuoco e sudavo, sudavo, sudavo. Mi facevo acqua anche io e mi passavo la mano sugli occhi, per togliermi il sudore che me li stava bruciando. E il sudore che mi era rimasto in mano evaporava subito, sotto l'occhio di fuoco. E nuovo sudore oltrepassava le mie sopracciglia, dondolava sulle mie ciglia e precipitava sui miei occhi, irritandoli di nuovo. E io sudavo, sudavo, sudavo. Mi facevo acqua anche io. Diventavo parte del mare, di quell'elemento essenziale di cui la mia provenienza è fatta. E mentre andavo via, lungo la passerella di legno, mi volto ancora una volta per rivederlo (patetico, lo so, ma non ho potuto farne a meno): sbrilluccicava d'argento, ancora calmo, sotto il sole arancio che sta per andare a dormire. E ho alzato il braccio e ho salutato: nessuna persona, ovviamente, ma salutavo il mare e la spiaggia che baciava, salutavo l'acqua stessa che sudavo, salutavo ciò che avevo dentro. Domani parto ma oggi mi sono davvero unito con la mia natura, con i miei paesaggi. Oggi sono stato parte di me. In armonia.

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