venerdì 21 settembre 2007

Traumerei


Mio fratello era disgustato. Mia madre, dura e arrabbiata, voleva farmi vedere da due certe Stefania e Valentina sulle quali, quando chiesi come potessero essere utili, babbo disse che facevano traduzioni dal greco. Mio padre era disperato.
Queste sono state le reazioni della mia famiglia, quando mi hanno sgamato a letto con un ragazzo, un sudamericano carino che scomparve senza neanche un “Puf!” subito dopo.
Ma questa volta ero consapevole di me: ero consapevole di avere 22 anni. Non ne avevo più 15 e neanche 17: questa volta, se fossi stato scoperto, ne avrei avuti abbastanza per affermarmi e farmi valere e non indietreggiare, né sotto le minacce delle urla, né sotto le minacce delle lacrime (minacce morali: le peggiori e più infide).
Scesi al piano di sotto, vestito (non mi ricordo il momento in cui mi rinfilai i vestiti, eppure ce li avevo indosso). Scoprii che, a mia insaputa, di sotto c’era una specie di festicciola con lontani parenti e concittadini miei, tutti che mi salutavano simpaticamente, al vedermi, tra un bicchiere che tintinnava e sprizzettava bollicine alcoliche, tra le note dello stereo e tra le luci artificiali che si riflettevano sul lampadario di cristallo, rimbalzando senza perdere colore sulla coda del pianoforte; tutti mi salutavano, ignari che pochi secondi fa, al piano di sopra, facevo il frocio.
Volevo parlare con babbo: entrammo nello studio e, dopo aver mandato via amici e parenti da quella stanza, tra i quali riconobbi anche un matto di Pavia (e mi stupii un sacco di trovarlo a casa mia, in Sardegna!!!), lui si mise a piangere, mentre fuori lo stereo stava ancora cantando qualche successo pop. Piangeva per me, immagino. Per la mia situazione vergognosa, disdicevole, schifosa. Diceva che mamma mi voleva portare a far vedere a queste Stefania e Valentina che traducevano dal greco, come se fossi un malato e come se i malati andavano fatti curare da due greciste; allorché io, mezzo scioccato e pure un po’ incazzato (scusatemi tanto), chiesi - E scusa, queste due in che veste potrebbero risolvere il mio “problema” ? Ascolta siamo persone adulte - e mi cresceva intanto un senso di potenza misto a liberazione misto a consapevolezza misto a benessere misto a (sì sì!!! Era proprio quella!!!) felicità - siamo persone adulte, quindi se volete farmi vedere da queste due, allora dovete anche farmi vedere dal dottor Diana! Voglio parlare con mamma, adesso!!! -
Il dottor Diana sarebbe uno psichiatra che conosco e che ha lo studio nella mia città e, considerato che lo conosco e che è intelligente, almeno lui avrebbe dato man forte alla mia situazione e non mi avrebbe lasciato nella merda. Lui mi ha aiutato in un piccolo momento della mia vita: un aiuto piccolo perché ero troppo chiuso per lasciargli spiare ogni angolo del mio animo; un aiuto importante, perché ero capace di trarne le indicazioni giuste; un aiuto furbo, perché forse lui aveva saputo ascoltare anche le parole che non pronunciavo e, tramite quelle, aveva rivoltato il mio mondo come un calzino ma senza farsene accorgere, senza darmi l’impressione che non ero così chiuso come pensavo, senza darmi l’impressione che “Ok, meglio chiudere qua”.
E intanto la sensazione di essere mio, di poter decidere di me, di sapere che quella volta no, non sarei tornato indietro, non avrei detto che era un periodo confuso della mia vita, che era solo per provare, che quella volta io mi ero DICHIARATO E FOTTUTO DEGLI ALTRI e ne ero felice, quella sensazione, dicevo, mi avvolgeva come una tenera coperta abbondante e profumata, tutta rosa; era come essere rinato, come essere svegliato dai primi raggi di sole, un mattino d’estate, in una casa in riva al mare, al fianco di qualcuno che ami e che ti ama; era come ridere a crepapelle durante un orgasmo, come se un grosso tappo ti fosse saltato via dal petto con violenza e, dall’apertura che ha lasciato scoperta, fossero stati risucchiati tutti i tuoi visceri (così pesanti… vero?) e ci fossero entrati soltanto l’azzurro del cielo e le nuvole più bianche e l’aria fresca di un prato fiorito e milioni di luci chiare che facevano giorno perpetuo.
A un certo punto, però, dopo aver espresso il desiderio di parlare con mamma, mi sono svegliato.

Eh sì. Tutto un sogno.

Ma mi sono svegliato col sorriso sulle labbra, ero contento, ero felice, avevo avuto un assaggio di quello che avrei provato se mi fossi dichiarato e fottuto degli altri. E se quello è l’assaggio… ma che aspetto? Tanto già lo so che dichiararsi non è la soluzione, anzi: alle volte (e nel mio caso mi sa che è così) è soltanto l’inizio di tanti problemi, però è anche l’inizio di una vita dopo che un grosso tappo è saltato dal tuo petto e da lì tutto il tuo sangue se n’è venuto via ed è tornato nelle fogne. E da lì tutto il cielo e tutte le nuvole ti hanno riempito la testa e solleticato la pancia e soffiato nelle vene.
È stata una sensazione così forte che dovrei provare a farmi di eroina per riprovarne una simile
: quindi credo proprio che sarà una sensazione irripetibile nella mia vita. A meno che… forse… un giorno… beh… c
hissà.

10 commenti:

ivri ha detto...

Mio piccolo amico, mi chiedo quale tipo di "puf" potrebbe emettere un sudamericano con diastasi anale e/o dissociatore di tessuti! :-) e qui mi volevo velatamente rifare ad uno dei tuoi primi post, quello delle figuracce.

Scherzi a parte, io faccio parte di quella schiera di persone che si mostra autonoma e indifferente, che ama, tutto sommato, la solitudine, che vive bene senza troppe persone attorno. A volte però ho l'impressione che sia tutta un'illusione e un alibi per non vivere una vita reale, una vita che sappia anche di sole, pioggia e vento.
Perché in fondo sappiamo, sia tu che io, che non siamo "sbagliati", né per fortuito volere né per nostra colpa e questa convinzione ci induce a volerci esprimere in qualche modo, ad esprimere il nostro orgoglio di essere quello che siamo in molti ambiti e, perché no, anche nei nostri desideri.
Eppure è così triste il "non riuscire", "non potere"; triste come pensare che non vogliamo mostrarci a chi ci ama di più e che quando soffriamo, perché capita, non possiamo appoggiarci alla spalla di una mamma o di un papà.

Intanto il tempo passa, con la consapevolezza che investire nella menzogna solo raramente paga.

Saluti.

Anonimo ha detto...

il tuo dubbio è dire o non dire alla famiglia le 2 maledette paroline:"sono gay"
Non servirà farlo, rifacendoci al post "un volto a metà", c'è solo una cosa che è importante sapere... il resto passa in 2 piano. La famiglia, poi, sa di te, questo è sicuro... Ma non importerà perchè la famiglia, nonostante tutto, ti ama. Semplice, scontato, ma è la pura verità.
Bacio Mr
P.S.: pensandoci bene, forse devi prepararli al nostro matrimonio...
P.P.S.:scusami ma lo sturatura del WC è come una specie di iniziazione per la mia famiglia... NUN VOJO SENTI' STE STORIE, 'O DEVI DA FA' E BASTA!!!!!!!!!!!!

Demian ha detto...

di sicuro è molto difficile essere sinceri, e "aprirsi", ma di sicuro dopo aver parlato, dopo aver tolto quel tappo dal petto, ti sentirai meglio. Vale la pena stringere i denti per un po' e sopportare un dolore acuto, per pochi momenti, piuttosto che continuare a tenere quelle flebili fitte allo stomaco, che nessuno può capire, a parte te. forse non posso riuscire a capire cosa provi, ma so per certo che appoggiarsi a qualcuno al di fuori di te può essere utile.
spero di essere stato almeno un po' utile anch'io.
:o)

ivri ha detto...

Sono poco avvezzo a credere agli aiuti passe-partout.

Di sicuro un brillante esserino di 22 anni con tanti amici, un'intelligenza lodevole e tante altre belle qualità è in grado di capire, o meglio di valutare, quali siano i pro e i contro di una scelta.

Fa' qui, fa' là... poi le conseguenze le paga chi agisce, non il mondo del "so-tutto-io".

Probabilmente dichiararsi è solo un processo di emancipazione dell'io, a cui bisogna dare il tempo di completarsi.

EnRy ha detto...

@tutti

Grazie dei commenti, ragassuoli :)
Comunque non è che di me non sa nessuno eh?!?!?!?! Molte persone, anzi, lo sanno (e non mi riferisco solo a quelle con cui sono andato) e con queste persone credo di avere un bel rapporto, quindi non è che mi manchi l'appoggio di qualcuno che lo sappia, solo che mi manca una famiglia che lo "sappia" e lo scrivo tra virgolette perchè, come ha detto il mio maritino Mr, la mia famiglia m'ha sgamato in duplice volta... fate un po' voi... diciamo che si autoconvince che non sono ma sa benissimo che è solo una sua autoconvinzione e il fatto che, comunque sia, l'affetto c'è ancora, mi fa sentire bene. Il problema è che comunque... chi mi dice che sia solo autoconvinzione? E se magari ci hanno creduto veramente che non sono gay?
Però vabbè... prima o poi...
Il mio desiderio comunque è dirlo, anche da adulto, però dirlo...

@Demian

Benvenuto!!! ^__^

EnRy ha detto...

@ivri

E a te, grazie di tutti quei bei complimenti!!! Q__Q

Adynaton86 ha detto...

Il problema sai qual è, caron Enrico? Che siamo abituati a pensare che quello che siamo vada nascosto perché ci hanno fatto sempre sentire la voce di chi disprezza quelli come noi. In fondo che abbiamo di diverso? Proprio nulla. Anzi, forse in qualche caso valiamo anche di più... eppure, almeno personalmente, a volte mi sento handicappato, nel senso vero e proprio del termine: avere un handicap, una mancanza, "qualcosa che mi impedisce di". C'ho passato la mia adolescenza con queste seghe mentali. E ogni tanto ci penso ancora oggi. Tutto questo ci opprime e ci distoglie anche dall'ideuzza lontana lontana...
Intanto ho fatto coming out in famiglia a 18 anni. Fu una liberazione. Ma portò anche tanti problemi, mio padre rimase molto segnato dalla mia rivelazione. Ma le cose sono migliorate, col tempo, con la pazienza. Era vero anche che stavo ancora in casa con loro, e le cose erano più gestibili da vicino. Nessuno potrà mai dirti né consigliarti riguardo a questo argomento. Ci sono persone che sono pronte anche a 15 anni, ed altre che non lo saranno mai, per paura di ferire, di deludere, di perdere qualcuno. Se arriverà anche il tuo momento, potrai soltanto aspettarlo alla finestra e coglierlo quando passerà. Poi ci dirai. :)
un abbraccio
Ady

EnRy ha detto...

@hai ragione ady: è la paura di ferire, deludere, perdere...

Le paure vanno affrontate, aspetterò il momento opportuno... :)

Un abbraccio :)

Daron ha detto...

Bello scritto...e io che credevo...

Come nei migliori film con colpo di scena finale, che io abbia potuto apprezzare, mai mi sarei potuto aspettare un epilogo simile. Semplicemente...un sogno!

P.S. In questi giorni tenterò di emularti indirizzando un imprecisato numero di tiè, tiè, tiè ad inconsapevoli muratori, individuati all'uopo. Ovviamente farò di tutto per farmi vedere da qualcuno oltre un qualsiasi vetro!!

EnRy ha detto...

Oddio, se ti devi far vedere, fai almeno che sia da persone con un certo senso dello humor e che non siano tanto vecchi da aver fatto le crociate!!! Perchè quella è una sfiga che solo io mi posso meritare :D

Baci ^_^