venerdì 14 settembre 2007

Un volto a metà



Non piangere, caro babbo.

Non occorre essere aggressivi, con questa vita. Io lo so che quando ti arrabbi per un nonnulla non lo fai perché sei violento e infatti, pur essendo una cosa che mi infastidisce, è un atteggiamento che posso capire.

Diverse volte ti dispiaci dei tuoi attacchi d’ira ma liberarsene definitivamente è dura, a volte sembra impossibile. E non soffro per me, quando ti arrabbi, non soffro per il motivo occasionale della tua rabbia ma soffro per la radice che ti fa perdere la testa.
Ma non piangere di questo, babbo.

Non è stata colpa tua anche se molta gente, quando passi per strada, ti guarda, ti fissa, sta a bocca aperta, alle volte fa una smorfia di disgusto.

Come disse Dante “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”, caro babbo.

Passa e non fermarti mai da nessuna parte, babbo, perché più di una volta hai dimostrato di essere un bolide che macina chilometri di strada con una sola goccia di benzina. Perché al lavoro tutti ti stimano. Perché fai anche lavoro gratis (illudendoti che prima o poi ti pagheranno) ma non t’importa: perché lavorare a te piace, perché tu sei l’incarnazione del fatto che il lavoro nobilita l’uomo.

Non fermarti. Non ci è riuscita neanche la causa della tua rabbia, babbo: non c’è riuscito neanche quel gruppo di piccole cellule fusiformi e impazzite che ha deciso di dare origine a una massa informe, grondante sangue e morte, dentro la tua mascella. Non ci sono riusciti neanche quei ventitré cromosomi ribelli che sono riusciti a rivoluzionare la tua faccia, caro babbo, privandotene della metà.

E ora spesso ti arrabbi, perché con qualcuno o qualche cosa dovrai pur prendertela. Non posso che comprenderti se vuoi trovare il colpevole che ha trasformato un attraente uomo di 30 anni in una persona antiestetica e per giunta nell’epoca dell’immagine.

Non posso che capirti, babbo, però mi fa soffrire che tu soffra, mi fa soffrire che spesso tu tenga la tua mano (come se ti stessi appoggiando col gomito a un davanzale trasparente) appoggiata dove un tempo c’era la parte sinistra del tuo dolcissimo viso. Mi fa soffrire che tu soffra e che non ti abbia mai conosciuto senza quella sofferenza che ti trapana il cuore, quella sofferenza che senti quasi come una vergogna. Mi fa soffrire il fatto che alle volte la gente si spaventa di te o ti ridacchia dietro come un corvo. Mi fa soffrire il fatto che sei calmo e pacifico con le persone che ti deridono, nonostante sia solo uno dei tanti segni della tua intelligenza.

E mi fa inorgoglire di te il fatto che sei sempre riuscito a farti valere nel lavoro come nella vita, il fatto che hai trovato una moglie che ti sta accanto come una sorella, il fatto che hai saputo darmi tutto quello che non ho potuto neanche immaginare.

E tutte le cose che hai fatto, caro babbo, sono talmente belle che mi spaventano e mi fanno sentire ridicolmente piccolo.

E non sono mai mancate le carezze da parte tua.

Non piangere, caro babbo, perché se la vita dentro di te si stava scatenando da ogni regola genetica, se la falce nera stava per calare dentro il tuo corpo sotto forma di un fibrosarcoma, tu sei riuscito a fregarla! Tu stai ancora vivendo! Sei stato talmente forte che sono orgoglioso di te, anche se nacqui dopo la tua disavventura col destino!

Quello che ti porti appresso, babbo, è solo il segno della tua forza: un segno duro, lo so, di cui avresti fatto volentieri a meno (e chi no?), che io non riuscirei mai a portare né sopportare, forse avrei considerato meno peggio morire. Ma tu non sei me, tu sei molto meglio. Tu sei grande. Lo dimostra solo il fatto che vivi invece di sopravvivere, che hai deciso di ballare invece di muoverti, che hai dipinto il tuo cammino con una tavolozza di mille colori invece di segnarlo con una matita nera.

E ora babbo, non piangere, perché se qualcuno non riesce a sostenere la vista del tuo volto è solo perché non ti ha sentito parlare, è solo perché non ti ha ascoltato.

E allora babbo, chiedi a queste persone di chiudere gli occhi e di ascoltarti. Di ascoltare il ritmo amorevole del tuo cuore. E allora sì che avrai loro aperto gli occhi.

Un volto a metà, babbo, ma il doppio del coraggio.

Ti voglio bene…


Enrico

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Il babbo è fortunato ad averti...
nonostante la rabbia, il dolore, la paura, la vita che gli ha voltato le spalle la sua famiglia sarà l' unico punto degno d nota... spero solo che tutto ciò che hai scritto, tu l'abbia detto anche a lui, che lo sappia il web intero nn importa. Nn mi conosci, non sai chi sono, ma dagli un abbraccio caloroso anche da parte di questo estraneo... baci Marco(mr)

EnRy ha detto...

non gliel'ho mai detto... penso che però lui se lo immagini che io lo penso...
E' dura esternare così i propri sentimenti direttamente alle persone interessate... le parole non vengono, la lingua non si muove, in testa hai una confusione che ti abbaglia...
Ancora non ci sono riuscito a dirglielo, spero solo di averglielo dimostrato :)

Un bacio a te Marco

P.s.= finalmente so come ti chiamiiiiiiiiiiiiiiii :D

Anonimo ha detto...

Si forse glielo hai dimostrato ma ricordarglielo a parole sarà il regalo + bello... Pensa alle parole che devi dire, scogli la lingua, riordina le idee e fagli sapere l'unica cosa che vorrebbe realmente sentire da te... Un bacio Mr

pS ha detto...

e chi non gliene vorrebbe...
un abbraccio, pS

EnRy ha detto...

@Mr
Tenterò, ma non prometto nulla di buono :)

@pS
Il calore di un abbraccio fa sempre piacere ed è sempre bene accetto, quando è sincero ^__^ grazie mille ^__^

Anonimo ha detto...

Sono parole bellissime.
Un figlio che ha lo stesso coraggio e l'identica forza del padre.

Ombra.

EnRy ha detto...

grazie Ombra :) ma ti assicuro che la forza che ha mio padre io non ce l'ho, purtroppo :)

Adynaton86 ha detto...

A volte sono stupide incomprensioni e piccoli problemi di comunicazione che ci impediscono di dichiarare il nostro affetto. E in ogni caso pensiamo che, anche se non lo confessiamo, il nostro affetto sia sempre compreso e percepito. Non è sempre così; qualche volta bisogna aprire di più il proprio cuore, schiarirsi la voce, e pronunciare alcune banali, ma fondamentali parole:
"Ti voglio bene"
non privare il tuo papà di questo privilegio. L'amore di un figlio e di una famiglia val bene tutta una vita di sforzi e sacrifici. E credo che se lo meriti proprio, questo amore.
un abbraccio,
Ady

EnRy ha detto...

Hai ragione ady, il fatto è che quelle piccole e fondamentali parole lui sa che le sento e io so anche dirgliele. Il problema è che vorrei spiegargli perchè... ma è difficile farlo senza emozionarsi o prevedere quali possono essere le reazioni dell'altro (anche se di amore e benevolenza): è questo quello di cui ho paura. Anzi: ho paura anche di provocare in lui (per quanto sia possibile) un aumento del suo amore nei miei confronti. Non so perchè.
bACI ^__^

FiReBoLt ha detto...

Tuo padre e' un grande e ha tutta la mia stima. D'altrone se sei venuto fuori cosi' bene una ragione ci deve pur essere.

Grazie per aver condiviso questi pensieri.